Varanasi è una vertigine, un portale, un buco nero ricolmo di luce, lo spazio sacro dell’ amplesso eterno di lingam e yoni.

Scrivere delle sue meraviglie, pazzie, incredibilie è arduo: come rendere lo stupore incantato di chi vede per la prima volta la Ganga con la bruma, di chi ascolta chi non parla ma scrive perché ha fatto voto di silenzio a Vishvanat, di chi si butta nella mischia delle donne del tempio di Sankatamochan al sabato, uscendone con marchi vittoriosi arancioni?
Come trasmettere il sentire di essere in luogo così sacro che anche gli altri luoghi sacri vengono qui in pellegrinaggio? Come dare occhi per vedere non solo gli umani in pellegrinaggio, sempre, di continuo, ma anche gli Dei che scendono per godere delle meraviglie di Kashi, la splendente?
Come far passare il capovolgimento del tutto, per cui morire qui è grazia pura, bagnarsi qui cancella tutti i i peccati, il capo degli intoccabili che si occupa del lavoro sporco delle pire ha avuto come schiavo il re della città per un anno?Anche scrivendone per una vita intera non si riuscirebbero a descrivere le sue meraviglie, e anche visitando un luogo di pellegrinaggio al giorno per un anno intero, non avresti visto tutto, perché Benares è un mandala, un tempio, un lingam. Ti amo Kashi.

Categorie: a ruota libera

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