Gli indiani sanno come divertirsi. Il divertimento è una freccia di bambini ronzanti, un arco di chapati cucinato sul fuoco, un suono di cembali che mai diminuiscono di intensità. La visita di Khajurao innalza, diverte, commuove e sconcerta: dove mai si possono trovare fregi scolpiti di sesso sfrenato minuziosamente dettagliato sulle pareti esterne dei templi? Con 1, 2, 3, 4, 5 partecipanti, guardoni, servitori, animali? Il tutto così esatto e caldo e siderale e carnale? E cosa significa esattamente? Perché mai tanta perizia e dedizione? Il sesso come via per liberarsi? O trappola mortale da evitare? O obiettivo dell’esistenza da incarnare per trascendere? Come spesso accade in India sembra che possa essere questo e quello e né questo né quello. Dopo tale scioglimento nella bellezza lapidea carnalissima, siamo andati a passare il pomeriggio in un villaggio là vicino, invitati da un ragazzo dell’ hotel dove eravamo ospiti. Nugoli di bambini ci hanno accompagnato in ogni nostro spostamento, frementi di pura elettricità alla vista di caramelle e biscotti, che si sono contesi come guerrieri, barbari, gladiatori, bambini che in un attimo dimenticano di essersi quasi calpestati. E poi la notizia di 27 stranieri attira donne, vecchie e una banda eccezionale che balla e canta per ore e ore e ore e ore, a terra, con i tamburi, implorandoci di continuare a cantare e suonare per ore, ore, ore mentre, ridacchiando sommessamente sui nostri goffi tentativi di dare forma circolare ai chapati, le donne cucinano. Gli indiani sanno come divertirsi.

Categorie: a ruota libera

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