Chilometri e chilometri di colza,risaie, templi, polvere, ghiaia, deviazioni improvvise, sottopassi, autostrade in divenire che mangeranno case, baracche, alberi di pippal, mango e tamarindo, baracche, case, villaggi e cittadine, stati che si susseguono fino ad arrivare ad Orchha, antica capitale del regno dei Bundela. Smontiamo di corsa per andare al tempio di Ram Raja, di fretta, prima che chiuda. Tutti sono di fretta al tempio: le donne separate dagli uomini sguisciano come anguille, sorridendo sgomitano e ti calpesterebbero con grazia se non difendessi fermamente il tuo spazio mentre il flusso inarrestabile, festante e vociante urla, strepita, risponde ai richiami di chi canta Ram Ram Ram Ram Ram. Fluisci fino alla statua su cui gettano fiori, dolcetti, frutta secca e biscotti mentre gli imperturbabili brahmini dividono le offerte rilanciandole ai fedeli, che partecipano alla mensa del Dio. Le regge dei re e della regina resistono al tempo che tutto inghiotte, aiutato dall’imperizia degli indiani che sostituiscono le pietre originali con altre dozzinali e tirano il cemento guardandoti in tralice, da bandane e lembi di sari. E poi ancora il miraggio di un fiume pulito che ha abbracciato rocce fino a quasi renderle acqua. E poi ancora le donne che si sono riunite in cooperativa per fare carta dagli stracci, dando ancora giri a questa fantastica, inarrestabile giostra.

Categorie: a ruota libera

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