Andare in Sri Lanka per assaporare un po’ di vera Ayurveda è forse come andare in Belgio e cercare la vera cucina francese.

I miei amici cingalesi mi scuseranno se faccio questa similitudine a loro detrimento ma, purtroppo, questa è stata la mia impressione.

Abbiamo girato a ovest, al centro e a sud di questa splendida isola e abbiamo visto una sola Spa degna di nota.

Indubbiamente ce ne saranno, di cliniche serie e di Spa professionali, ma non le abbiamo incontrate. 

I posti che abbiamo visto erano o raffazzonati o improvvisati o con quella patina di finto lusso che si toglie via grattando leggermente sulla superficie.

Gli operatori, a parte l’unico caso, avevano magari una buona mano ma erano totalmente inconsapevoli della portata della tradizione che stavano praticando.

Essere terapisti in Ayurveda  significa, secondo la mia esperienza, lavorare sul corpo con una grazia efficace, consapevoli che lo si sta aiutando a far circolare meglio il prana, liberandolo o alleggerendolo delle tossine.

Essere terapisti significa sapere che lavorando sul corpo si lavora anche e soprattutto sulla mente nella sua dimensione profonda, inconscia, di cui il corpo altro non è che una dimensione tangibile, grossolana.

Essere terapisti significa saper accogliere, leggere e codificare i messaggi che la persona ci trasmette, quasi sempre inconsapevolmente, e restituirli, chiarificati, a chi a noi si è affidato. 

Un massaggio ayurvedico non è mai solo un massaggio. Innumerevoli volte mi sono sentita dire: 

” Ero venuta qui per fare un massaggio e mi sono ritrovata a fare un viaggio in me stessa “. Viaggio di cui il terapista ha alcuni tracciati, che conosce perché lei stessa ( o lui es lo mismo) ha percorso precedentemente o le sono stati mostrati dai suoi insegnanti.

È uno dei mestieri più bello del mondo e richiede conoscenza, pratica, empatia, grazia, umiltà e molto amore per il genere umano.

Una complessità del genere forse è più facile da trovare in chi esercita in Occidente, dove abbiamo delle strutture e sovrastrutture psichiche più radicate e stratificate. 

Non solo l’ Ayurveda, ma altre discipline tradizionali che nascono in Oriente, hanno trovato in Occidente ascoltatori e praticanti serissimi, che hanno dato loro una forma e una vita più adeguata all’ humus culturale che ci contraddistingue.

Credo che tutto ciò faccia parte della natura stessa dell’ Ayurveda che è scienza della vita: disciplina vivente che cambia in accordo al luogo, al tempo e alla cultura in cui si pratica.

Per questo motivo , a parte la boutade del titolo di questo post, credo che da noi in Occidente stiano rendendo un ottimo servizio a questa meravigliosa disciplina.

Ora sono in Thailandia per approfondire lo studio del massaggio thai. 

Vi aggiornerò, miei dolcissimi 25 lettori…

So long.


2 commenti

Tiziana Abondio · 9 gennaio 2018 alle 12:30

Mai un dubbio sulla tua serietà professionale sul tuo amore per questa disciplina. Buona permanenza.

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