Giovedì scorso è stata una giornata pesante: avevo lavorato tutto il giorno e poi alla sera era programmato il corso di cucina ayurvedica, primo incontro della novella edizione della maga delle spezie. Nonostante tutto l’entusiasmo profuso e l’energia impiegata per il progetto e la sua diffusione, le partecipanti erano solo 4.             
Come un vero attore di teatro che dà il suo meglio anche per un unico spettatore presente, ho cercato di comunicare, con tutto l’entusiasmo possibile, le mie competenze e conoscenze, anche se ero triste e demotivata.                      Il giorno dopo non avevo nessuna, sottolineo nessuna voglia di lavorare.                 
Ero stanca, giù di tono e, scusate il francesismo, scoglionata.                  Avevo un trattamento alle 9.30 e provai a chiamare la ragazza per disdirlo, ma si sentiva che aveva una voglia matta di essere massaggiata e allora raccolsi le mie povere ossa e andai, sperando che tutto finisse il prima possibile.

Già entrando in studio mi sentiii subito meglio: ormai sono anni che ci lavoro e a forza di incensi, mantra e vibrazioni tenute al livello più alto possibile è un posto dove si sta bene anche solo entrando, a detta di tutti quelli che sono venuti.

Per fortuna la ragazza che dovevo massaggiare era un burro fuso: morbida, sciolta, fresca come un cespo di radicchio.                                    Mentre la massaggiavo successe la stessa alchimia che era capitata la sera prima: la stanchezza si trasformò in tranquillità, la malavoglia in bonomia, lo scoramento ( per non dire altro) in sorriso.                                    E allora ho pensato che questa è la magia del mio lavoro: dare e ricevere allo stesso momento.E la cosa più straordinaria è che ciò che dai e ciò che ricevi non è nè tuo, nè suo, nè mio, nè di nessuno: ci abita e ci vive.

Io non sono lì che profondo la mia energia su qualcun altro che supinamente la raccoglie e se la porta via lasciandomi più povera ed esausta.  Chi viene da me non mi toglie nente e io non dò niente a nessuno: altro non facciamo che far danzare l’energia che è in noi. Non devo difendermi, proteggermi dagli influssi di chi viene ad ascoltarmi o a farsi trattare. Io quando lavoro, sono in una relazione che, in quanto tale è scambio, gioco in cui tutti vinciamo. Io vinco perchè faccio del bene e donando mi ricarico; chi riceve vince perchè accoglie e accogliendo si arricchisce.

Per fare un lavoro in cui hai che fare con i problemi degli altri esseri umani, e sei in qualche modo chiamato ad aiutarli a risolverli, nella speranza che possano venire da te non perchè stanno male, ma perchè stanno bene e vogliono celebrarlo questo bene, aumentarlo, gustarselo appieno, dovresti sempre tenere a mente che sei uno strumento di un’energia a te infinitamente superiore, che è la responsabile finale della Cura e del Bene.                                                                                    Il tuo compito, grandioso, immane, è quello di essere un buon strumento, dedito, onesto, coraggioso, pulito, che possa permettere a quest’energia che tutto pervade di operare tramite te.

E, operando grazie a te, non può fare altro che aiutarti a stare sempre meglio: il pennello che dipinge l’aurora non è diverso dall’aurora stessa…                                        .

 


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